Dieci calcolatrici che non chiedono nulla
Niente registrazione, niente attesa, niente dati che partono verso un server. Il risultato compare mentre scrivi, perché a calcolare è il tuo browser.
Perché il conto lo fa il tuo dispositivo
Per verificare un IBAN bisogna scriverlo. Per sapere la rata di un mutuo bisogna dire quanto si chiede in prestito. Mandare questi dati sul server di qualcun altro solo perché ci venga eseguita un’operazione aritmetica non ha senso: il tuo apparecchio la fa altrettanto bene, e in meno tempo.
Questo sito è fatto di file statici e le calcolatrici sono JavaScript che gira nella tua scheda. Nessun server può ricevere quello che digiti, non c’è un account e non viene salvato niente. È anche il motivo per cui il risultato si aggiorna a ogni tasto, senza ricaricare la pagina.
Che cosa manca qui apposta
Tutte le calcolatrici poggiano su formule ferme, che puoi rifare a mano e controllare. È rimasto fuori tutto ciò che cambia di anno in anno o dipende da una tabella amministrativa: scaglioni IRPEF, detrazioni, ritenute, contributi. Una calcolatrice che gira su una tabella scaduta è peggio di nessuna calcolatrice, perché dal numero che restituisce non si vede che è invecchiato.
Per la stessa ragione il conteggio dei giorni lavorativi non sottrae le festività: oltre a quelle mobili, in Italia il santo patrono cambia da comune a comune, quindi una sottrazione automatica darebbe un numero sbagliato a gran parte di chi legge. Dove serviva un dato di legge, come le aliquote IVA, è scritto sulla pagina insieme a chi lo stabilisce.